Investimenti e Tecnologie

L’Indonesia verso la transizione energetica

Investire nelle rinnovabili è un’opportunità promettente per un Paese ancora fortemente dipendente dal carbone

Entro il 2025, il fabbisogno energetico dell’Indonesia dovrebbe essere coperto fino al 23% da fonti rinnovabili. Investire nella green economy è un’opportunità promettente per il Paese, considerato che la domanda di energia è destinata ad aumentare dell’80% nei prossimi anni, di pari passo con il rapido sviluppo economico e il progressivo aumento della popolazione.

Essendo il più grande Paese appartenente all’ASEAN (Associazione delle Nazioni del sud est asiatico), l’Indonesia rappresenta il 40% del consumo energetico dell’intera regione. Dopo l’agricoltura, il settore energetico è stato identificato come il secondo principale responsabile di emissioni: con 8,5 milioni di veicoli a motore che percorrono le strade indonesiane ogni anno, la massiccia richiesta di energia da parte delle grandi industrie e la forte dipendenza dal carbone così come dai derivati del petrolio, l’Indonesia non ha altra scelta se non puntare sulla transizione energetica. 

Investire nella green economy è un’opportunità per l’Indonesia, in cui la domanda di energia è destinata a crescere dell’80%, di pari passo con il rapido sviluppo economico e l’aumento della popolazione

Attualmente, la percentuale di energia proveniente da fonti rinnovabili è ferma al 12%, mentre l’88% della capacità energetica nazionale proviene ancora da combustibili fossili. Il report Green Recovery opportunities in Southeast Asia, Japan, South Korea and Taiwan, pubblicato da Ernst and Young nel 2021, mostra che la pandemia ha offerto al Paese un’opportunità unica per riformulare la propria ripresa economica in un’ottica più sostenibile.

Nonostante l’ultimo piano elettrico del governo indonesiano (RUPTL) punti a investire sempre più in energia rinnovabile, secondo il JakartaPost il carbone continuerà a essere la fonte primaria di energia (59,4%) almeno fino alla fine del decennio. A dimostrazione di ciò, il governo indonesiano ha deciso di vietare le esportazioni di carbone per mantenere in attivo le riserve destinate a coprire il fabbisogno interno. 

L'Indonesia ha temporaneamente sospeso le esportazioni di carbone per garantire il proprio fabbisogno interno | Bloomburg Media

Il programma di dismissione delle centrali a carbone, che entrerà in vigore a partire dal 2030 e proseguirà fino al 2060, prevede che le centrali a carbone subcritiche, considerate una tecnologia meno efficiente per la generazione di energia a carbone, siano le prime ad andare in pensione. Tuttavia, questo non è sufficiente a soddisfare i criteri fissati dal Global Coal Transition Pledge.

Secondo il GCTP, la dismissione delle vecchie centrali a carbone dovrebbe iniziare molto prima, anche in considerazione del fatto che il mercato sta affrontando una maggiore volatilità nella domanda e offerta di carbone. Queste incertezze minacciano di continuo la sicurezza energetica dell’Indonesia e stanno creando tensioni con diversi paesi importatori, in primis il Giappone.

Secondo il JakartaPost, nonostante gli investimenti in rinnovabili, il carbone continuerà a essere la fonte primaria di energia (59,4%) almeno fino alla fine del decennio. 

Per accelerare la transizione, l’Indonesia deve iniziare a eliminare gradualmente il suo sussidio per il carbone. Secondo l’International Institute for Sustainable Development (IISD), tra il 2016 e il 2017, il governo ha messo a bilancio oltre 0,7 miliardi di dollari all’anno (9,9 trilioni di rupie) per controllare il costo dell’elettricità proveniente dalla produzione di energia a carbone. Il governo può spostare questi fondi per sovvenzionare direttamente e migliorare la capacità finanziaria dell’azienda elettrica statale dell’Indonesia (la PT PLN). I sussidi per l’energia rinnovabile, così come le tariffe di alimentazione che controllano il costo di produzione dell’energia, potrebbero rappresentare una soluzione alternativa e più economica per moltiplicare la capacità energetica proveniente da fonti rinnovabili.

Quest’ultima verrà fornita soprattutto da energia idroelettrica e solare, che rappresentano rispettivamente il 25,6% e l’11,5% di tutte le centrali supplementari a livello nazionale. Il già citato piano nazionale per l’elettricità (RUPTL 2021-30) ha fissato l’obiettivo per la capacità aggiuntiva di energia rinnovabile a 21 gigawatt (GW), cioè il 20% in più rispetto al precedente (RUPTL 2019-28). 

A causa del sovraffollamento, l'indonesia progetta di trasferire la capitale nel Borneo | Unsplash

Per raggiungere questo obiettivo, il governo dovrebbe semplificare le politiche di investimento, considerando che la maggior parte dei progetti di energia rinnovabile (56,3%) sarà sostenuto da finanziamenti privati. 

Le istituzioni finanziarie e il governo dovranno lavorare di comune accordo per accelerare la transizione. La classificazione delle attività economiche sostenibili (nota anche come “tassonomia verde”), emessa dall’Autorità per i servizi finanziari (OJK) dovrebbe essere usata come base per fornire incentivi alle attività dell’economia verde. Accelerare il flusso di fondi per il clima da parte della comunità internazionale potrebbe sostenere la fattibilità economica dei progetti di energia rinnovabile. 

Aumentare gli investimenti in rinnovabili avrebbe come conseguenza positiva anche quella di creare nuovi posti di lavoro. Mappare le risorse umane, monitorare i sussidi per sviluppare competenze specializzate all’interno delle piccole e medio imprese, le start up e gli incubatori può contribuire a creare nuove prospettive per la green economy in diverse regioni.

13 maggio 2022